Apicoltura
 
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Il rapporto fra l’uomo e l’ape, affonda nella notte dei tempi: nella Cueva de Araña in Spagna, un graffito di circa 20000 ani fa, rappresenta un uomo nell’atto di prendere dei favi di miele da un nido posto in posizione elevata, le api probabilmente infuriate, ronzano intorno a lui. Dipinti e bassorilievi dell’antico Egitto, ci dicono che gli apicoltori dell’epoca, praticavano il nomadismo: seguivano le fioriture migliori lungo le rive del Nilo, installando gli alveari sulle barche.

Dono del cielo, cibo degli dei, per millenni il miele ha fatto nascere miti e leggende. Gli altri prodotti delle api, cera e propoli, hanno accompagnato la storia umana, fornendo importanti ed umili mezzi per vivere meglio.

Oggi l’apicoltura, anche in presenza di parassiti nuovi, quali la varroa, deve essere praticata con molta attenzione e competenza, onde evitare perdite di alveari e delusioni. Per molti é una attività svolta in modo dilettantistico, ma cresce il numero di coloro, specialmente fra i più giovani che traggono dai prodotti dell’alveare, una parte consistente del proprio reddito. In Toscana solo un’esigua minoranza, esercita l’apicoltura come attività principale.

Un aspetto spesso trascurato è il valore economico dell’attività pronuba svolta dalle api: oltre il 60% delle piante coltivate e spontanee, devono la loro possibilità di avere frutti, semi e quindi, di riprodursi, all’azione delle api e degli altri insetti impollinatori. Una stima basata su parametri scientificamente accettati, porta a considerare questo valore, almeno 40 volte più grande di quello della produzione diretta di miele, cera polline e propoli. Mauro Pinzauti dell’Università di Pisa, a termine di una conferenza sull’importanza dell’apicoltura per l’agro-ecosistema affermava: ‘proteggere le api non vuol dire aiutare gli apicoltori ma significa invece mantenere numeroso il patrimonio apistico nazionale che è attualmente più al servizio del Paese che non degli apicoltori.
Le api della nostra Oasi, costituiscono un importante banco di prova per molti apicoltori della zona che possono vedere, accompagnati da un esperto apistico, come affrontare in modo corretto le più importanti operazioni in alveare.

Oltre al miele, raccogliamo anche propoli, cercando modi che stimolino la naturale propensione delle api a chiudere ogni fessura indesiderata. Dalla resina otteniamo una soluzione alcolica, utile per piccoli disturbi della cavità orale, per curare certe patologie animali e in agricoltura, per combattere in combinazione con altri prodotti naturali, molte avversità degli alberi da frutto.


Un rapporto annuale sulla raccolta e utilizzo della propoli, può consentire ad altri apicoltori, di ripetere facilmente le nostre esperienze.
L’apicoltura, utilizzando il capillare contatto delle api con l’ambiente in cui vivono, permette un monitoraggio continuo: con il semplice ausilio di una gabbia underbasket si contano le api morte nel corso di una settimana e raccolte nella gabbia; oltre un certo numero, ci troviamo di fronte ad un sicuro avvelenamento delle fonti nettarifere. Un’idonea analisi può far scoprire le sostanze responsabili. Naturalmente, anche con cadute ridotte, è sempre possibile cercare la presenza di inquinanti dell’aria o dell’acqua e ricorrendo a dati che permettano comparazioni, valutare esattamente lo stato di salute dell’ambiente.

L’apicoltura é anche ricerca e salvaguardia degli ecotipi locali: come per le piante, anche le api che da generazioni vivono in un determinato ambiente, hanno sviluppato un adattamento naturale che consente loro di integrarsi in modo armonico a quella zona e noi, cerchiamo di riprodurre api con queste caratteristiche e con una particolare attenzione alla propensione alla pulizia e rapida rimozione di corpi estranei o larve morte, che aiuta la famiglia a difendersi meglio da una delle più insidiose malattie, quale la peste americana
 
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Oasi Apistica Le Buche
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